Il menu, in HTML e aggiornato
Un menu in PDF è un menu che nessuno legge dal telefono e che i motori non possono usare. Metti i piatti come testo, con il prezzo, e cambiali quando cambia la cucina: il piatto che non c’è più ti costa un tavolo.
Se il menu si muove con la stagione, dillo e mettici la data. “Menu della settimana, aggiornato martedì” vale più di un PDF perfetto dell’estate scorsa.
Prenotare: un tocco, senza app
Quattro campi al massimo: giorno, ora, quanti e un telefono. WhatsApp accanto per chi preferisce scrivere. E una risposta, anche automatica, perché nessuno resti a chiedersi se il tavolo esiste.

I dati che si cercano alle nove di sera
- Orari veri, con i giorni di chiusura e le feste.
- Indirizzo con mappa e un telefono che chiama con un tocco.
- Se c’è una terrazza, se è coperta, se c’è ombra a mezzogiorno.
- Se accettate carte, e quali.
- Bambini, animali, gruppi: le regole che evitano una brutta serata.
Foto del piatto e del posto
La stessa regola di una villa: foto vere, la luce del posto, i tavoli pieni al tramonto. Le foto stock di un piatto che non è tuo sono il modo più rapido di perdere la fiducia di chi sta scegliendo fra tre ristoranti.

Google è mezzo sito
In un ristorante la scheda pesa quanto il sito: orari, foto, recensioni e il menu, tutto dentro Google. Tieni sincronizzate le due cose, segna gli orari come dati strutturati e rispondi a tutte le recensioni.
E fai puntare entrambe allo stesso telefono. Chi chiama un numero a cui non risponde nessuno non chiama due volte.
Succede tutto sul telefono, in piedi
Il tuo visitatore sta camminando, con una mano sola, a volte con poco segnale. Il sito deve aprirsi in due secondi, il telefono deve chiamare con un tocco e la mappa deve aprirsi nell’app delle mappe, non essere un’immagine. Se qualcosa di questo non funziona, il tavolo se lo prende il ristorante all’angolo.
- Meno di due secondi con i dati mobili, misurato lontano dal locale.
- Telefono, WhatsApp e indirizzo a un tocco, senza cercarli.
- Un menu che si legge senza zoom.
